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Una strada di terra che inizia ai confini del niente

La strada del mare, invece, te la lasci alle spalle! Eh sì, perché se decidi di partire per la Bosnia puoi trovare tante strade per arrivarci, ma se vieni dal Sud Italia scegli quella del mare. E mentre le stai percorrendo quelle strade, ora che hai chiuso lo zaino, spento il cellulare ti chiedi perché hai deciso di partire per arrivare a Cerska! Ma fortuna che non sei da sola a fare il viaggio, così “cambiando prospettiva cerco di capire il verso giusto il giusto slancio per (ri)partire”: sai che starai nove giorni con dei bambini, può bastare!

Percorri la Croazia su un pullman privato e impieghi sette ore per fare 350 km, ammiri il paesaggio, il mare, i turisti!
Superi il confine e il paesaggio cambia.. e cambia la percezione di quello che tra un po’ ti troverai ad osservare con gli occhi.. non più il mare ma montagne e un ponte “un ponte lascia passare le persone un ponte collega i modi di pensare un ponte chiedo solamente un ponte per andare” che ti fanno attraversare Mostar e inizi a ricordare che qui i ponti non vanno dimenticati!

E intanto la strada va e tu inizi a vedere buchi e buchi e buchi su case, porte, mura.. e tombe disseminate qua e la quasi come distese di fiori sui prati. Costeggiamo il fiume Bosna che ci accompagna fino a Sarajevo dove siamo accolti dal gruppo festoso dei ragazzi del nord. Da qui in poi le strade ed il viaggio si uniscono, il gruppo si è formato, montiamo tutti sui furgoni e prendiamo la strada per Cerska.

foto-gruppoCerska, a 11 km e c’è la Serbia.. la strada non è agevole e arriviamo di notte e “ la notte qui è notte davvero è la madre del buio”.
Andiamo a dormire ci svegliamo con il sole. Iniziamo a sistemarci nella scuola del villaggio che i bambini, che da lì a poco incontreremo, frequentano d’inverno. E da lì a poco per una settimana quella diventerà di nuovo la loro casa.

Tutte le mattine due furgoni partono alla volta dei sentieri di quel villaggio ancora ferito dalla guerra edalle recenti alluvioni in Bosnia per recuperare i bambini e portarli da noi. Si noi, un gruppo di trentatre persone di varia età e provenienza diversa che sono partite per il medesimo scopo: far passare 7 giorni di pura spensieratezza a dei bambini che non sempre vivono secondo la loro età.

Qui il tempo si è fermato a quei fori sui muri e sulle porte, e culturalmente hanno un modo di vivere completamente diverso dal nostro ed i bambini diventano braccia per lavorare molto presto e la scuola non è la porta sul futuro..anzi!

Li guardo.. sono una settantina che arrivano e che giorno dopo giorno si lasciano avvicinare, toccare sfiorare si lasciano andare. Non è scontato, non è automatico siamo in Bosnia e noi Talijanski dobbiamo aver pazienza. Ma con il gioco è facile, il gioco ti permette di abbattere ogni distanza: culturale, linguistica, generazionale. E cosi 70 bambini vivono nell’isola che non c’è insieme a noi.. corrono, saltano, strillano, piangono, imparano a rispettare regole e a rispettarsi. Loro sono li a chiederti di stare con loro, di condividere, creare, pitturare, rotolare, cantare.. e questo lo fanno i bambini di ogni parte del mondo. Cerska è un’isola che c’è, è un’isola ferma ad un tempo antico ma che ha ancora un futuro perché ci sono i bambini.

Cerska ha ancora un futuro perché non puoi cambiare la loro mentalità, la loro cultura, il loro modo di vivere ma un gruppo di (più o meno) giovani Talijanski viene qui tutti gli anni e semina nel loro cuore sette giorni di possibilità. Così vale la pena tornare a casa e pensare che in fondo “un viaggio regala ad ognuno la sua storia”. E che “spaghetti” a Cerska vuol dire sorridi, perché Maria ti sta facendo una foto!

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