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Il matrimonio cristiano

“… Vuoi unire la tua vita alla mia,
nel Signore che ci ha creati e redenti?”

Il matrimonio cristiano

Il matrimonio è sicuramente uno degli argomenti “caldi” del periodo storico attuale: ad esso sono legate le più profonde tradizioni e ritualità di popoli e famiglie intere, inoltre, nonostante la crisi economica, rimane ancora oggi un business dai numeri considerevoli. Per il giorno più bello della propria vita si è disposti a fare grossi sacrifici, e a spendere in un modo che mai si sarebbe pensato. Che cos’è però per un cristiano il matrimonio?

Vediamo innanzitutto la risposta ufficiale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1603 dice: “L’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale […]. Dio stesso è l’autore del matrimonio ». La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. […]La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare”.

sacra_famiglia_by_giopunkart-d4kxajpGli spunti di riflessione che queste righe possono fornire sono molteplici e anche se il linguaggio non è certo dei più semplici proviamo ad interpretarlo per cercare qualche utile suggerimento per la nostra vita. A prima vista colpisce la parola “vocazione” usata in accostamento al concetto di matrimonio. Ma la vocazione non è dei preti e delle suore? Non è la “chiamata” che arriva dall’alto e che coglie il malcapitato, secondo non si sa quale criterio, a rinunciare alla propria vita e a donarla a Dio? Evidentemente no. Secondo la nostra fede tutti noi siamo chiamati da Dio. Chiamati a cosa? All’amore, alla gioia, alla vita eterna! Il matrimonio è dunque, secondo il Catechismo, la strada maestra attraverso cui è possibile raggiungere tutto questo, infatti possiamo leggere che la vocazione al matrimonio nasce nello stesso momento in cui l’uomo e la donna sono creati. E non poteva essere diversamente, in quanto il matrimonio è anche il luogo privilegiato della procreazione e dunque è normale che la maggior parte delle persone siano chiamate a essere felici nel matrimonio, altrimenti il genere umano avrebbe avuto vita breve. Parallelamente alla vocazione coniugale, alcuni sono chiamati a donarsi completamente a Dio, a mettersi al Suo servizio, e questo è il caso dei sacerdoti, delle suore, dei monaci, dei frati, ecc. Per ognuno di noi il Signore, che ci conosce fin dal grembo materno, ha pensato una strada privilegiata per la nostra gioia, per la salvezza della nostra anima, poi l’adesione a questo progetto è rimesso alla nostra libertà. Il Signore ad esempio ha pensato a Maria Santissima per incarnarsi e nascere, ma per assurdo Ella avrebbe anche potuto rifiutare. Chissà quante volte noi per paura, per incoerenza, per ignoranza o altro rifiutiamo ciò che il Signore ci propone (sempre per il nostro bene, si intende) andando così ad infilarci in situazioni che non ci fanno bene. Il matrimonio dunque è, al pari del sacerdozio, una strada di gioia, felicità e servizio che il Signore ha pensato per noi!

foto Massimo e Laura

Massimo Cedrone & Laura Tatangelo

Tanti che hanno avuto esperienze negative in merito potranno non essere d’accordo con questa visione delle cose, molte volte si sente parlare del matrimonio in termini esattamente opposti (“Il più grande errore della mia vita…”, “una prigione…”, “la tomba dell’amore…”, ecc.), eppure la nostra fede su questo punto parla chiaro. Dove sta dunque il problema?

Un sacerdote per diventare tale deve seguire un iter non semplice: esami universitari, vita in seminario, ritmi di preghiera serrati, valutazione dei padri spirituali e molto altro e, se non ci sono intoppi, dall’ingresso in seminario all’ordinazione passano circa sei anni. Ciò significa che per essere certi che il Signore li abbia chiamati ad essere sacerdoti e per prepararsi eventualmente a rispondere a questa chiamata impiegano almeno sei anni e, nonostante la crisi delle vocazioni, sono molti quelli che durante il cammino abbandonano o vengono consigliati di abbandonare dai loro superiori. Abbiamo detto poco fa però, che matrimonio e sacerdozio sono sullo stesso piano, e che ognuno di noi è chiamato dal Signore all’una o altra scelta, eppure quanti tra coloro che si sono sposati possono dire di aver fatto un percorso di preparazione anche solo lontanamente paragonabile a quello che compiono i sacerdoti? Il discorso vale anche per quelli che hanno vissuto fidanzamenti lunghi diversi anni, perché purtroppo è possibile compiere il cammino del fidanzamento senza mai porsi le domande fondamentali. Inoltre per poter instaurare una relazione costruttiva e felice con un’altra persona sarebbe importantissimo impiegare gli anni del fidanzamento nell’apprendere “l’arte di amare”, ovvero nel guardarsi dentro e scovare tutto ciò che ci impedisce di amare veramente la persona con cui stiamo. Spesso purtroppo infatti, le relazioni d’amore sono, per chi le vive, più una fonte di dolore per se stessi e per l’altro, piuttosto che di gioia, e quasi sempre le avvisaglie di una relazione distruttiva si hanno già nel fidanzamento, eppure molti vanno comunque avanti fino al matrimonio perché la paura dell’abbandono, del rifiuto e della solitudine possono spingere a fare scelte che di fatto sono la risposta alle nostre debolezze piuttosto che alla chiamata di Dio.

La buona notizia è che accanto ai fallimenti coniugali e familiari di cui siamo bombardati quotidianamente, esiste un vasto popolo di famiglie e sposi felici, è un popolo nascosto, che fa meno notizia perché è poco interessante da pubblicizzare rispetto ad altre situazioni, eppure chiaramente riconoscibile dalla gioia che emanano i loro occhi. Coniugi felici, non privi di problemi, di difficoltà, di tentazioni, ma felici. Ascoltando le loro testimonianze risulta evidente come il tratto comune a tutti, ciò che ha rappresentato la vera svolta nella loro vita, è stato porre Dio al centro, Dio tra di loro, amarsi in Dio. Questa strada, difficile, ma percorribile se a volerla compiere si è in due, può rendere possibile l’impossibile e sanare ciò che sembra insanabile. Se “La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare”, come dice il Catechismo, e se “Dio stesso è l’autore del matrimonio”, allora non c’altra via per affrontare questa scelta di vita, traendo esempio e forza da chi prima di noi ci ha provato e ci sta provando e che può con la propria testimonianza essere luce per gli altri.

Un esempio per i più coraggiosi?
www.chiaracorbellapetrillo.it

Massimo Cedrone
maxcedrone@hotmail.com

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