Come già pubblicizzato sulle pagine di questo blog, domenica 26 ottobre si è tenuto il primo incontro del percorso di fede che l’Area Cultura e Spiritualità della Fondazione Il Giardino delle Rose Blu ha deciso di proporre quest’anno ai propri volontari in primis, ma anche a chiunque abbia voglia di pregare con gioia e approfondire il concetto cristiano di Misericordia. Gli incontri avverranno a cadenza mensile e saranno guidati dal nostro presidente don Ermanno D’Onofrio, il quale condurrà una catechesi introduttiva seguita dalla preghiera di Lode nello stile della comunità Nuovi Orizzonti.
Il primo incontro ha visto una bella partecipazione, ma si può fare molto di più!
Per chi non è potuto intervenire o non è riuscito a prendere appunti domenica scorsa, don Ermanno ha deciso di pubblicare il testo integrale della catechesi, in cui ci sono anche preziosi esercizi affinché possiamo cimentarci con la misericordia nella nostra quotidianità.
Riportiamo di nuovo il calendario dei futuri appuntamenti sperando di cuore di essere sempre più numerosi in questo stupendo cammino!
23 novembre, 21 dicembre, 25 gennaio, 22 febbraio, 29 marzo, 19 aprile, 17 maggio, 21 giugno, 12 luglio
sono tutte domeniche pomeriggio alle ore 17.30 presso l’Istituto delle Suore Beata Maria De Mattias in via Claudio Monteverdi a Frosinone.
Massimo Cedrone
Intervento di don Ermanno:
Introduzione
Come forse tutti sapete le Opere di Misericordia si dividono in corporali e spirituali. Sette sono corporali e sette spirituali.
Si chiamano Opere perché sottolineano la concretezza della fede e ci esortano ad una fede che si trasformi in Opere, in Azioni e non si limiti né si rifugga a teoria ed astrattezza.
“Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, cosa giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa” ci ricorda S.Giacomo (Gc 2,14-17)
Tanti Santi ci hanno indicato questa strada come la via maestra per vivere in pienezza una fede e il loro insegnamento è attualissimo per i tempi moderni in cui, troppo spesso, la fede è vissuta in modo astratto e teorico.
Mi piace citare a tal proposito Madre Teresa di Calcutta quando, ad esempio scrive che “l’amore non vive di parole né può essere spiegato a parole, specialmente l’amore al servizio di Dio. Semplici gesti d’amore e attenzione tengono viva la luce di Dio” o anche don Tonino Bello che ci aiuta a comprendere che le nostre opere devono comunque partire dall’Amore per Dio e, quindi, dalla preghiera. E’ lui che scrive “ dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione. La contemplattività, con due t, la dobbiamo recuperare all’interno della nostra vita spirituale.
Ecco che allora queste opere sono, da un lato, espressione della misericordia di Dio, del suo amore indicibile per ognuno di noi e, dall’altro, l’occasione che noi stessi abbiamo per essere il prolungamento di questo Amore di Dio, della sua misericordia, per i fratelli che incontriamo.
E’ un cerchio d’amore…le opere di misericordia ci servono per conoscere ed incontrare Dio e quindi imparare ad amarlo servendo e, lungo questo cammino, possono diventare l’occasione che noi stessi abbiamo per essere espressione della Sua tenerezza, prolungamento del suo abbraccio di misericordia e canto del suo infinito amore per i fratelli che soffrono.
Accostiamoci, allora, ad approfondire la prima opera di misericordia: dar da mangiare a chi ha fame…
Catechesi
La fame è una caratteristica dell’uomo di oggi…egli ha sempre fame…desidera, cioè, sempre di più e desidera, in particolare, ciò che non possiede…la fame infatti, se la cerchiamo nel vocabolario italiano è “il bisogno intenso, il desiderio sfrenato di qualcosa che non ho”.
Con l’uomo di oggi, anche noi,
· abbiamo fame di ricchezza,
· abbiamo fame di potere,
· abbiamo fame di tuto ciò che possiamo possedere per il semplice gusto di dire “è mio!”,
· abbiamo fame di tutto ciò che può rappresentare una forza ed un modo per prevalere sul più debole
· abbiamo fame di successo
· abbiamo fame di riconoscimento
· abbiamo fame di piacere
Anche Papa Francesco nella Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, al numero 54 scrive “ La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo” e ancora al numero 55 “ una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predominio su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”.
Si sta rivivendo quello che racconta l’esodo allorchè il popolo disse ad Aronne: “Facci un dio che cammini alla nostra testa perché a quel Mosè non sappiamo cosa sia accaduto” e Aronne senza indugio raccolse tutto l’oro e “lo fece fondere in una forma ed ottenne un vitello di metallo fuso” (Esodo 32, 1-35).
Certamente questa Opera di Misericordia pone al centro della nostra attenzione e della nostra sensibilità tutti coloro che sono privi dei mezzi di necessaria sussistenza.
Al tempo di oggi, e forse molto di più di ieri, i poveri sono aumentati. Esiste veramente chi non ha cosa mangiare e, in parte, ne facciamo esperienza con il nostro servizio all’interno del Progetto Alimentiamo la solidarietà che vuole essere proprio l’espressione concreta e la traduzione nella pratica concreta del servizio di questa prima opera di misericordia che stiamo oggi approfondendo.
Le oltre 700 famiglie che abbiamo censito nel Progetto sono esperienza concreta di quello che stiamo dicendo…la fila davanti la Mensa delle Suore di Madre Teresa a Zagabria dove abbiamo fatto servizio e che è rimasta impressa nel nostro cuore è un’altra espressione di tutto ciò.
Pur non dimenticando coloro che vivono nel Terzo Mondo e nei Paesi in via di sviluppo, le popolazioni nel mondo vittime della guerra e quelle colpite dalle sempre più numerose calamità naturali, oggi è nella nostra società che si trovano i nuovi poveri.
Sono coloro che hanno perso il lavoro o non lo trovano a causa della crisi che affligge il nostro paese; sono coloro che schiacciati dalle tasse, dall’affitto insostenibile dell’appartamento dove vivono o dai necessari mutui che hanno dovuto prendere; non riescono ad arrivare a fine mese.
Tutto quello che stiamo dicendo è per ognuno di noi uno SPECCHIO che ci aiuta ad affrontare lealmente un profondo esame di coscienza che questa prima opera di misericordia ci chiede…
E’ questo un passaggio fondamentale, anzi direi che questo esame di coscienza, e le risposte che in preghiera scaturiranno nel profondo del vostro cuore, sono le fondamenta sicure e necessarie su cui costruire questo nostro percorso. Ecco allora che diversi interrogativi ci interpellano…scriviamoceli e imprimiamoli nel nostro cuore affinché ognuno di noi abbia la capacità, la volontà e la forza di rispondere:
· Ringrazio ogni giorno Dio per quello che ho?
· Cosa faccio concretamente per aiutare chi vive nel bisogno e nella necessità?
· Che impegno posso prendere sin da oggi per aiutare maggiormente chi è nel bisogno?
· La mia fede la vivo e la testimonio con le opere?
Accanto a loro ci sono poi tutti coloro che si sono rifugiati nel nostro Paese per scappare dalla povertà e dalla fame. Un popolo di immigratii che ha rischiato la propria vita e quella dei propri cari per arrivare in Italia e dopo aver goduto di qualche mese di assistenza ora sono più poveri di prima e sono costretti a fare l’elemosina per mangiare…li troviamo all’uscita del supermercato oppure ai semafori delle nostre città…ci tendono la mano ed hanno fame e ci pongono delle domande, altre domande profonde che questa sera vogliamo far riecheggiare ancora nei nostri cuori:
· Cosa provo quando uno straniero che ha fame mi tende la mano?
· Cosa faccio quando qualcuno mi dice che ha fame?
· Cosa posso fare di più per aiutare gli stranieri che hanno fame e farli sentire accolti ed accettati?
Ma come dicevo all’inizio, forse la fame più grande è il NON SENSO che caratterizza il nostro mondo e che molti sperano di superare raggiungendo una posizione e possedendo tutto…
E’ questo un atteggiamento che limita la nostra libertà ed anche i talenti e le possibilità a noi affidate perché segue una falsa equazione che dice AVERE=RICCHEZZA, mentre la vera ricchezza possiamo raggiungerla e conquistarla soltanto lavorando sul nostro ESSERE.
Ecco allora la terza parte di questo prezioso esame di coscienza che in trasparenza stiamo scorgendo questa sera:
· Sono contento di ciò che sono?
· Ho fame di qualcosa che reputo importante per essere riconosciuto dagli altri? So dargli un nome?
· Sono proiettato più sul mio avere o sul mio essere?
L’esempio di Gesù
Ecco che è Gesù stesso a venirci incontro e aiutarci per portare questo fardello così grande e anche alleggerire questa responsabilità che, come chiamati ad essere qui, non possiamo ignorare e dobbiamo assumerci.
E’ lui a consegnarci una parola chiave che, se ognuno di noi saprà accoglierla, potrà diventare strumento prezioso di crescita oltre che di comprensione profonda di questa prima opera di misericordia.
E’ la SEMPLICITA’ che ci viene in soccorso, questa dimensione così bella che Gesù ci affida quando dice “Imparate da me che sono MITE ed UMILE di cuore”.
Il Maestro ci insegna ad essere semplici e a trovare nell’intimo del nostro intimo la verità rifuggendo dai beni del mondo, “vendete ciò che avete e datelo in elemosina, fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore” ci ricorda l’evangelista Luca (Lc 12, 33-34) e al tempo stesso ci mette in guardia contro i pericoli della ricchezza quando nel Vangelo leggiamo “tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc 12,15) o anche quando Gesù sviscera quelle che sono le intenzioni di quell’uomo che aveva accumulato tanti beni “demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia hai a disposizione molti beni, per molti anni, riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto questa notte stessa ti sarà chiesta la tua vitae quello che hai preparato di chi sarà?” (Lc 12, 18-20).
Due sono quindi gli atteggiamenti che possiamo cogliere e che Gesù stesso ci indica come tesoro prezioso e, al tempo stesso, impegno fondamentale per la nostra vita:
1. Riconoscere Lui solo come il Pane della vita
2. Impegnarci concretamente nel servizio
Gesù ci dice che lui è il pane vivo disceso dal Cielo e che solo mangiando di questo Pane possiamo avere la vita eterna…
· è Lui che dobbiamo cercare,
· è Lui la fame che dobbiamo saziare,
· è Lui il desiderio che dobbiamo raggiungere
Solo cercando il Signore e cibandoci di lui possiamo vivere in pienezza…”procuratevi non il cibo che perisce ma quello che dura per la vita eterna e che il Figlio dell’Uomo vi darà……Io sono il pane della vita chi viene a me non avrà più fame …” (Gv 6, 27-35).
Inoltre Gesù ci chiede un impegno concreto e personale quando dice “voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37). Il Signore non vuole quindi che deleghiamo ma ci chiede di sporcarci le mani in un modo concreto e personale…non dobbiamo mettere a posto la coscienza con qualche offerta o, peggio ancora, con qualche busta di abiti, che non usiamo più, da lasciare davanti il portone della Parrocchia, della Caritas o della Fondazione…
· dobbiamo essere protagonisti ed attori di questa opera,
· dobbiamo esserci,
· dobbiamo coinvolgerci,
· dobbiamo trovare il tempo per servire
ESERCIZI
1. Prendersi un tempo di deserto e di silenzio e vivere l’esame di coscienza proposto durante la catechesi:
– Ringrazio ogni giorno Dio per quello che ho?
– Cosa faccio concretamente per aiutare chi vive nel bisogno e nella necessità?
– Che impegno posso prendere sin da oggi per aiutare maggiormente chi è nel bisogno?
– La mia fede la vivo e la testimonio con le opere?
– Cosa provo quando uno straniero che ha fame mi tende la mano?
– Cosa faccio quando qualcuno mi dice che ha fame?
– Cosa posso fare di più per aiutare gli stranieri che hanno fame e farli sentire accolti ed accettati?
– Sono contento di ciò che sono?
– Ho fame di qualcosa che reputo importante per essere riconosciuto dagli altri? So dargli un nome?
– Sono proiettato più sul mio avere o sul mio essere?
2. In preghiera mi impegno a riconoscere la FAME BUONA da quella CATTIVA e, facendone un elenco, do il nome a tutti quei desideri che con voracità inseguo per sentirmi sazio e a tutti i vitelli d’oro che costruisco ogni giorno. In preghiera li presento al Signore chiedendone la purificazione.
3. Rinuncio concretamente a parte del mio cibo per donarlo a chi non lo ha cercandolo per strada, posso farlo anche un giorno a settimana…
4. Mettendomi in preghiera di adorazione davanti a Gesù Eucaristia e contemplando la sua grandezza presente nella piccolezza del pane eucaristico chiedo il dono di un cuore semplice
5. Compongo una preghiera per iscritto e la scrivo sul mio quaderno attaccandoci vicino anche una immagine che esprima questa opera di carità e che posso ritagliare da una rivista.


Lascia un commento