Vi propongo un bellissimo pensiero di Sandro, un volontario di Concesio (Brescia).
“A marzo ripartiremo per l’ennesima volta ormai per Gornja Bistra. Ed ogni volta immancabilmente, man mano che la data di partenza si avvicina un “bisigolino” (gli eruditi lo definiscono emozione e/o sentimento), ma noi di Costorio lo chiamiamo così, comincia a roderti dentro ed a crescere piano piano. Il viaggio per raggiungere il nostro giardino è lungo ma in quelle sei ore e più a volte sembra strano riusciamo a parlare di tutto. Si spazia dalla metafisica ai detersivi per piatti, dalla teoria quantistica agli ingredienti originali del tiramisù fino a giungere alle encicliche papali o alle canzoni della Amoroso; penso che in quelle sei ore di tragitto siamo riusciti a salvare il mondo almeno tre o quattro volte! Il furgone ormai la strada la conosce a memoria fermate incluse agli autogrill, e non ci sono santi se prima di giungere a destinazione non ci si fermi da Spiro, la fatidica pizzeria di Gornja per gustarci la superlativa Jumbo e metterci così in forze per la nostra settimana croata. Ma ogni volta che si oltrepassa il cancello il bisigolino ti sale su, fino alla gola e ti senti gli occhi pronti a lasciare andare qualche lacrima, perché giunti a destinazione, si sa, la musica cambia. La casetta ci attende accogliente e come sempre ognuno si prenota la propria cuccetta, si lasciano borse e suppellettili e si scende finalmente al castello.
Non è facile descrivere cosa si prova quando si oltrepassa quella porta. Io proverò a descrivere le mie sensazioni, anche se penso, siano molto simili a quelle di tutti i volontari che entrano. Bene, per prima cosa mi tuffo in cambusa, perché lì sono stipati i nostri grembiuli. Nel fare questo però devo giocoforza passare per la camera tredici e lo sguardo corre veloce a cercare quello di Filip che è la, come sempre seduto nel suo letto. Un secondo appena, uno struscio veloce per poi tornare col mio grembiule in un abbraccio gonfio di emozione. Apro la porta e nello stesso istante mi trovo i suoi occhi spalancati, fissi a cercare, a cercarmi e sento i miei calamitati su di lui. E che, non glie lo do un bacio grosso così, dopo tanti mesi di lontananza? Non me lo stringo forte, non lo accarezzo e non lo ribacio il mio Filip? E lui si lascia baciare, accarezzare, ti prende la mano e vuole cominciare subito con la filastrocca de “ucì bel, chesto so fradel…” lasciata là un anno fa. Per lui il tempo sembra non essere passato ma forse ha sofferto le mie stesse emozioni, i miei stessi ricordi il mio stesso “bisigolino!” E mentre lo abbraccio mi rifaccio per l’ennesima volta la solita domanda alla quale so già darmi una risposta. Perché io vengo qui? Cosa cerco, cosa posso dare? Ma dopo un po’ di volte che ritorno a Gornja di queste cose francamente me ne infischio e so solo, e ne sono sicuro, che io ci vengo per depredare questi ragazzi di quell’amore che solo loro hanno. Divento così un ladro d’amore, di quell’amore intriso di sofferenza, pazienza, pregno di spensieratezza e gioia pura; sentimenti che noi, nel mondo normale ormai conosciamo poco. E così, mentre guardo negli occhi il mio Filip, vedo ogni volta il suo mondo, quel mondo che lui non sa descrivere a parole ma che vive pieno nel suo incedere barcollante e sgraziato ma che nessuna farfalla, neppure la più bella potrebbe nemmeno lontanamente raffigurare.
A volte è faticoso accompagnarlo, ma è una fatica dolce, che vai ricercando perché è quella che ti ricarica, che ti scombussola e che ti gratifica. E questo solo nell’abbraccio iniziale, pensate un po’ durante tutta una settimana di che cosa ti possa passare dentro. Nella stessa camera ritrovo anche Ivana, troppo bella per non stringerla vicino. Il suo sguardo perso ti cattura e cominci anche con lei quello che avevi lasciato un anno fa. Poi c’è Dalibor, Tania, Marco, Maria Van, Toni e Nina, che mi saluta con uno splendido “ciao sandro, toccaricci!!! E questa è solo la prima camera e sono solo i primi 5 minuti.
E’ inutile, non sono buono a descrivere quello che provo, ma ogni volta io lo sento per davvero che qualche cosa, qualche forza sconosciuta da quelle camere esce e mi pervade tutto. A voi vi verrà di pensare che sono solo parole, le solite frasi fatte, i soliti ideologismi ad effetto ma vuoti di sostanza. Bene continuate a pensarlo, perché se non lo provate di persona, vi posso capire benissimo, ed è più facile pensarla così. Ed allora non starò qui a parlarvi di emozioni, tanto non saprei coinvolgervi, non starò qui a parlarvi del “bisigolino” tanto non lo capireste ma vi parlerò di Filip, Ivana, Toni Spada, Nina, Daniel, Mario, vi parlerò di Dejan, Mate, Ilijana e di tutti gli altri, e sono più di cento, che da anni vivono lì, tra medicine, pappe e febbri, tra vomiti e passeggiate nel parco.
Vi parlerò di questi bambini, da zero a 40 anni, che potrebbero essere nostri figli, e che per una settimana, in parte lo diventano, e che ogni anno ci accolgono nei loro movimenti ritmici, nei loro gridi afoni, nei loro movimenti immobili, nelle loro urla che si alzano al cielo come preghiera, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo per tutta la loro vita.
Ecco di cosa vi parlerò di questa immensa, immane spaventosa preghiera che da anni sale al cielo e va ad intercedere presso Dio per noi, che siamo quelli fortunati, ma bisognosi di loro, del loro sacrificio, delle loro lacrime. Ma queste lacrime non sono lacrime di compassione, di compatimento, sono lacrime di bambini che sentono dolore, che soffrono come tanti bambini sparsi nel mondo che ogni volta con il loro dolore pregano per noi. Riuscite a capire allora quei baci, riuscite a comprendere quegli abbracci, potete concepire le carezze che andiamo a cercare? Sono loro, le rose blu che ci aiutano e lo sanno che ci aiutano, perché ognuno di noi trova la sua rosa, ognuno di noi si innamora particolarmente di qualcuno e con lui ci parla, ci scherza e ci piange. Non si possono descrive le emozioni e francamente me ne infischio se davvero non ci riesco, perché in quella settimana a Gornja si vivono!
Ma non si vivono per scelta, sono loro i bambini che si trasformano in ladri e ci derubano il cuore e lo fanno nella maniera più dolce possibile; con il sorriso, con uno sputo ben azzeccato, con un graffio sulle guance, con una pacca sulla schiena che ti toglie il fiato e ti fa rimbalzare tre metri avanti. Sono loro che si trasformano in dottori e ti guariscono dalle tue paturnie, dai tuoi cupi pensieri, dalle tue finte paure. Sono loro che si trasformano in angeli e ti accompagnano la sera nelle preghiere per i nostri figli lasciati a casa a studiare, al lavoro, per le nostre famiglie che traballano, per i nostri malati, per la nostra parrocchia, per la nostra vita che procede con la loro su una strada indefinita, fianco a fianco, in simbiosi nello scandaloso scambio del io prendo e tu mi dai. Certo noi che andiamo lassù siamo i più fortunati, ma mi piace ricordare che ogni volta che qui a Costorio allestiamo il banchettino del Giardino delle Rose Blu, il miracolo si ripete, perché tantissimi di noi partecipano, si interessano e sono sicuro pregano. Ed allora il nostro viaggio, la nostra settimana non diventa una cosa esclusiva, solo per noi, ma in quegli abbracci, in quelle carezze, in quei baci ci siete anche voi, che da Costorio ci accompagnate con le vostre offerte e con le vostre preghiere. E poi per dirla tutta, noi là ci divertiamo un mondo, perché ci scordiamo di cercare la risposta e lasciamo che il “bisigolino” prenda il sopravvento e ci trasformi in giardinieri goffi, incapaci ma vogliosi di coltivare fiori speciali, che sbocciano tutto l’anno ed hanno un profumo speciale, e chi lo ha odorato sa cosa voglio dire, ma che è un profumo unico, quello di Gornja, quello delle Rose Blu.”
Alex Talamona
Vice Presidente per il Nord d’Italia


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