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Calore di un abbraccio

“Cammino per il corridoio, sento la musica allontanarsi, sento il silenzio, sento parole non decifrate. Osservo. Mi si stringe il cuore. Vedo la solitudine. Sento ingiustizia. Non so far nulla, non so ballare, non so cantare, né giocolare, né fare trucchi di magia. Ci sono solo io, nuda nella mia povertà ma ricca nell’avere un corpo che risponde al mio comando.”

Queste parole vengono da una volontaria che ha partecipato al campo invernale organizzato in Bosnia Herzegovina.

”Mi avvicino. Davanti a me una signora anziana raggomitolata a letto e con la pelle di carta velina. Con lenti movimenti cerca di spostare la coperta. Non so fare nulla, posso solo aiutarla e le copro la fragile gamba scoperta. Le tengo la mano e l’accarezzo guardandola negli occhi. Inizialmente nulla poi si apre il contatto. Non quello corporeo, quello di cuore. Lei mi fissa e a fievoli parole cerca di parlarmi. Io non capisco ma continuo a star lì tenendole la mano e accarezzandola. In lei rivedo mia nonna, ormai anziana e intubata, senza parole che mi fissa e che si rasserena grata e felice per la semplice carezza di sua nipote. Resto lì così, senza saper far nulla, senza capire nulla se non il suo sguardo penetrante”

”Altro corridoio, altro silenzio. Bambini soli. Bambini che non sono liberi di spostarsi. Bambini che mettono in difficoltà … bambini soli … bambini. Mi avvicino. Non può vedermi, non so parlargli. Gli accarezzo quella pelle così bella e delicata e tutto torna. E’ solo un bambino. Improvvisamente mi abbraccia e in quella stretta il cuore mi batte forte, sento il suo calore ancora sul mio corpo. Lo stringo come fosse un bambino che impaurito si tuffa tra le tue braccia per essere consolato e tu aneli quell’abbraccio perché nella tua inutilità ti senti utile a qualcuno. Poi cerca di arrampicarsi, ma questa è un’altra storia.. che ti fa ridere.. perché è un bambino come tanti altri.”

Vivere un’esperienza di volontariato significa incontrare persone diverse, spesso in difficoltà e bisognose di un semplice abbraccio, di uno sguardo, di un po’ di conforto; ma cosa succede nell’animo di un giovane che per la prima volta si trova faccia a faccia con la sofferenza umana. Una moltitudine di emozioni fanno capolino nell’animo ed hanno bisogno di tempo per essere comprese ed apprezzate.

12487030_1032465456812270_4930680022706559377_o”Milka ha 75 anni, ha un figlio adulto, disabile in carrozzella. Vedi nei suoi occhi la triste gioia di chi, pur felice della musica e dei balli che movimentano drin, ha il cuore trafitto nel sapere che suo figlio non potrà goderne. Qui sono brava… tanto non so ballare… mi abbasso prendo le mani di lui. Inizialmente ha paura poi pian piano si lascia andare e le afferra con forza. Iniziamo a muovere le mani in un gioco di sintonia in cui chi guida a volte sono io e a volte è lui. La musica intanto è vicino a noi, l’aria si riempie di bolle di sapone. Siamo tutti lì per lui… e per lei. È ora di andare, mi alzo, saluto milka in un abbraccio in cui i suoi occhi lucidi e la sua stretta riscaldano qualsiasi tipo di freddo inverno. E’ un grazie che va oltre le parole, oltre lo spazio e oltre il tempo. È un calore che custodisci gelosamente dentro di te. Questo campo è fatto di corridoi.. di porte aperte e di cuori che aspettano una carezza. Entro in una stanza. Il cuore ha una fitta. Mi sento di nuovo impotente di fronte a tale situazione. Ma la magia di un naso rosso non ha limiti: ripara dall’odore e crea una maschera che cela la tristezza e la trasforma in un sorriso che vuole rassicurare. Mi nascondo in questa maschera e osservo. Uomini. Uomini fragili, uomini abbandonati ai loro mondi, uomini senza tempo. Mi avvicino con timore e mi vergogno di me stessa e del senso di ribrezzo che provo. Mi schermo sempre più con il mio naso rosso. Perché non dovrebbero ricevere una carezza, uno sguardo, perché non dovrebbero aver diritto ad una briciola del mio tempo, io che, finito tutto, tornerò tranquillamente tra l’affetto dei miei cari e l’ovatta del mio mondo?”

Elaborare un emoziona costa fatica non è un procedimento immediato, ma il calore che sprigiona viene colto immediatamente, si sprigiona ed entra in circolo. I volontari che vivono queste esperienze dei campi invernali ed estivi cavalcano l’onda emotiva che li sommerge e nuotano in un mare di volti, nomi ed esperienze di vita.

”Mi avvicino, li accarezzo. Gli occhi impauriti mi feriscono. E’ un loro diritto aver paura di me. Rifiutarmi. Sono rifiutata e questo mi fa sentire sempre più impotente davanti alla sofferenza. Non cedo. Vado all’altro letto. Un ragazzo è sdraiato con la camicia di forza. Lentamente, chinandomi verso di lui e guardandolo negli occhi avvicino le mie dita alla sua guancia e lo sfioro. Prima intimorito, poi sorpreso, infine sereno. I suoi occhi cambiano. Vedo la pace nei suoi occhi. Rimango così per un po’.. non so quanto, continuando ad accarezzargli il viso. Improvvisamente si sposta, cerca di alzarsi, ci riesce. Mi guarda sorridendomi e vedo che cerca di muovere le braccia sotto la camicia. Delicatamente lo faccio rimettere giù. Vado oltre… un uomo, seminudo a gambe incrociate è sul letto superiore di un letto a castello. Non so che fare… provo nuovamente disgusto. Eppure se fossi nella sua situazione credo che vorrei almeno un contatto. Tocco la sua mano, pensando all’amuchina. Penso a quanto sia difficile vivere in quel modo, isolati e senza contatti. Gli stringo la mano guardandolo negli occhi. Lui mi dice qualcosa, io non capisco e faccio un passo indietro. Continua con voce più alta a dirmi qualcosa muovendo il busto. Mi allontano, ho perso. Torno alla musica. Mascherata dal naso rosso. Mi trovo davanti un container, sto salutando una donna con la D maiuscola. Una di quelle che se ne trovano poche. Una che ha dignità, che effonde coraggio e forza, ma che con l’anima grida aiuto. In silenzio. Per non appesantire i suoi cari che contano su di lei. La saluto e abbracciandola le sussurro all’orecchio di essere forte. Mi capisce e l’abbraccio si trasforma. Diventa forte, avvolgente, profondo, carico di parole che urlano nel silenzio.”

Quello che facciamo è una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno. Nulla va perduto quando lo facciamo per il bene degli altri, quando doniamo con il cuore. Una goccia che riempie di gioia il cuore. Partire per questi viaggi significa partecipare ad una missione di gioia. Tutte le emozioni che attraversiamo in quei momenti sono forti, intense a volte contrastanti ma la scia che lasciano è gioiosa, ridente, pura.

”E’ festa. Una bimba si è innamorata del mio naso rosso e ride con una spontaneità e innocenza che riempie il cuore. L’abbraccio e inizio a ruotare vorticosamente su me stessa. Con lei. Il suo riso e i cui occhi vivi rimangono tatuati nel cuore. Ripenso a me da piccola a quando andavo sull’altalena e con i capelli al vento mi sentivo libera. All’improvviso distende le braccia in un atto di piena fiducia e libertà. Scatto una fotografia mentale di quella scena: lei, sdraiata sulle mie braccia e con le gambe intrecciate a me, con i capelli al vento, le braccia larghe ad abbracciare l’universo intero, un sorriso carico di gioia e due occhi che sprizzano una felicità e una serenità tipica di quella fase di vita in cui senti che tutto è semplicemente semplice. È tardi, qualcuno sta al pc, qualcuno sparecchia, alcuni lavano, altri preparano i pacchetti per le famiglie. Vedo un gruppo che ha voglia di dare il suo contributo, vedo ragazzi, ognuno con le sue doti che arricchisce l’altro, che lo consola, che dà l’esempio, che dà il suo nulla e il suo tutto. Vedo sorrisi e risate nonostante le difficoltà, nonostante la stanchezza. Sono innamorata di ognuno di loro, sono innamorata di noi e ho fiducia in un mondo che mostra tante ingiustizie ma che cela ancor più gesta silenziose di amore.”

Vogliamo dare voce ai volontari che diventano membri dell’immensa famiglia di Rose Blu, partecipando ai campi in Croazia e Bosnia Herzegovina si promuove un cammino interiore simile al lavoro che una volta facevano gli uomini per accendere il fuoco. “Si batte e si ribatte una pietra contro l’altra, senza stancarsi, finchè scocca la scintilla. Per nascere il fuoco ha bisogno del legno ma per divampare deve aspettare il vento. Cerca dunque sempre il fuoco nella tua vita, attendi il vento, perchè senza fuoco e senza vento i nostri giorni non sono molto diversi da una mediocre prigionia”.

Grazie ad Alessandra Crusi per aver condiviso con noi i suoi pensieri.

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